Le aree interne e la ricerca di nuovi modelli di sussidiarietà profonda

Le aree interne e la ricerca di nuovi modelli di sussidiarietà profonda, verso l’altra città post…..(forse contemporanea, forse post moderna o nuova definizione da trovare, oggi ancora in lingua mutola)

Premessa
Parto da una prima presentazione del libro che guarda dentro per poi andare oltre fino alle attività di ricerca ancora da fare per inventare un modello di sussidiarietà profonda, aperto ed ad economia civile plurale di nuova urbanità.
In altro linguaggio, il libro è la messa in ordine di un’altra visione del fare pianificazione urbana puntando sulla sussidiarietà orizzontale e sulla capacità di intrecciare storie capaci di riscrivere la mappa del territorio in termini di geografia delle emozioni e delle esperienze fino a dare consistenza a nuovi nodi di senso, proteggendo i luoghi e prospettando nuovi intrecci di urbanità.

I risultati sono basati su esperienze e esperimenti, e sul viaggio nei luoghi, di esperti di ascolto della voce dei luoghi fino a decodificare il potenziale dei silenzi ed i limiti dello sviluppo dell’architettura dei luoghi basato su eccessi di artifici e di comunicazione.

La lettura aiuta a riconoscere la produzione di nuova metodologia a cui è stata affiancata sia la ricerca basata su passate esperienze che nuova ricerca poggiata su ascolti capaci di cogliere i valori della transizione senza lasciarsi andare sulle mode contemporanee sui temi del possibile rammendo, ipotizzando invece di poter delineare percorsi di ricerca di nuova identità basati su nuove consapevolezze delle difficoltà di prospettare cuciture sociali a valenza complessa (nuovi tessuti). La riscrittura del potenziale rimane lo sforzo significativo della ricerca empirica presentata.

Il racconto del percorso di ricerca è ricco di note . La nuova polifonia dei luoghi silenti diventa un contrappunto per leggere la necessità di rileggere anche gli spazi densi senza trascurare l’altra città, quella svuotata dalla corsa urbanicida. Chiaramente la chiarezza espositiva implica una capacità di lettura senza riserve mentali sulla possibile nuova pianificazione, poco gerarchica e più libera di costruire scenari di senso.

Sintesi della presentazione e aperture impreviste.

Sottolineatura – La passione per le conoscenze può portare al rogo, vedi Giordano Bruno : Maestro di Anarchia di Aldo Masullo ed il libro presentato. Ecco una recensione a validità doppia ma breve.
Il volume sottolinea nuovamente l’importanza della modernità politica, ossia la chiamata in campo dell’ordine civile , la partecipazione all’elaborazione per sentirsi nuovamente centro.
Allora ad ogni luogo è offerta la possibilità di riposizionare la sua centralità in termini di nuova visione e la periferia o la marginalità non è più solo distanza da un centro definito in termini di densità abitata, temporanea o permanente ma nuovo centro di andata e ritorno.
La ricerca stimolata dal libro cerca di ridefinire la centralità allargando i temi, e affermando , in termini di modernità, che solo quando tutte le diversità (potenziali) sono ugualmente rispettate il territorio respira, ed è ordinato in termini di pianificazione democratica ed inclusiva.
La strada che parla diventa metafora di una sussidiarietà a cui si è facilmente rinunciato privilegiando in questa fase storica la sussidiarietà verticale in risalita (commissariamento e grandi progetti).
Le connessioni tra città in metamorfosi e città di passaggio sono state poco indagate dalle tematiche urbanistiche ed il libro è voce non isolata di questa esigenza , città ed altra città devono camminare senza perdersi di vista.
Allora il libro elegge il territorio a nuova enciclopedia dei suoni e dei silenzi, la strada che parla,la ferrovia racconta,il silenzio si fa ascoltare, il vuoto diventa piazza , etc; Un nuovo protagonismo progettuale entra in campo rompendo metodologie codificate ed annunciando come altri” non è armonia ed ordine dove è unità (città chiusa), dove un essere (direzione) vuole assorbire tutto l’essere, ma dove è ordine ed analogia di cose diverse, dove le cose seguono la loro natura. Vivere in una federazione di paesi è ricchezza da scoprire come esperienza nell’altra città che non sapevamo di avere come ricchezza interiore.

La strada che parla e l’approccio analogia di cose diverse nella visione sussidiarietà profonda.
Riprendo una riflessione utile allo scopo “E la fornace ricominciò a parlare di sviluppo sostenibile” dal mio “identità e sviluppo ,Plectica editore.
Durante una notte degli anni sessanta, mentre veniva costruita l’autostrada Salerno Reggio Calabria ,a Rufoli di Salerno , un grido di dolore attraversò la valle delle rane.
L’argilla rimossa dalle maestranze che costruivano l’autostrada non avrebbe più trovato collocazione in nessuna delle cento fornaci che da sempre producevano cotto napoletano. L’ ultima fornace a legna, la Fornace Ventura, era diventata muta ed era stata abbandonata.
L’ambiente subiva un trauma, non solo l’ autostrada separava definitivamente due versanti ma interi boschi di olmi, querce, acero, leccio, pino bianco e castagno selvatico non avrebbero avuto la manutenzione necessaria per prevenire gli incendi ed il dissesto idrogeologico. Il dialogo millenario tra natura e produzione veniva interrotto. La capacità espressiva della natura non riconosciuta anzi, il costruire autostrade diventava fonte di nuovo lavoro, alimentando i sogni di un Mezzogiorno nuovo. La capacità lavorativa di migliaia di artigiani del luogo dispersa, attratti dal lavoro per l’autostrada , oggi A2 Autostrada del Mediterraneo.
Ma quella fornace non era morta era solo diventata muta, era rimasta viva nella mente del luogo, oggetto di ricerche e di attenzione. Studiosi di architetture e di archeologia incominciavano anche a pensare di imbalsamarla viva.
L’ 11 giugno del 1749 J. Rodrigue Pereire, un ambizioso pedagogista sperimentale di origine spagnola, presentò all’Accadémie Royale des Scienses di Parigi, la sua più spettacolare creazione: un giovane di diciannove anni, sordomuto dalla nascita, con tecniche straordinarie per quel tempo , parlava.
Antonino Pennini nel suo libro “le Lingue Mutole” sottolinea che se la facoltà centrale dell’uomo, l’essere generico di Marx, è viva non c’è menomazione periferica che tenga. (IL POTENZIALE DELLE AREE INTERNE)
Tornando alla fornace,si deve dire che nonostante che poco distante un’altra fornace riprendesse la propria attività, per l’ultima fornace che si era spenta appariva lontano il tempo della parola.
Nell’aria c’era la consapevolezza che il nuovo parlare non poteva essere quello vecchio, non valeva la pena, la sostenibilità del nuovo lavoro, del nuovo parlare, dovevano avere una prospettiva vera per le nuove generazioni, contemporanea.
Un economista, un artista , un linguista ed un architetto furono chiamati a consulto; apparve subito chiaro che quella fornace era ancora viva ,in attesa ; bisognava solo capire come fare a farla parlare un linguaggio contemporaneo.
Partì un lungo periodo di sperimentazione, tutte le tecniche sperimentali delle lingue mutole furono applicate, segni nuovi, musica, rumori, pittura, nuova manualità.
Intanto tutte queste attività comunicavano al mondo la qualità del luogo e la voglia del progetto nuovo. Nasceva il nuovo mercato , New York, Tokio, Francoforte, Parigi vollero di nuovo parlare con la fornace.
Un girotondo di apprendimento intorno alla fornace convince i fratelli di Rufoli che possono nuovamente innamorarsi della fornace Ventura.
E , cosi, una tecnologia del 1200 , modificata nel 1600 ritrova il suo splendore e sfida le imprese che stanno costruendo la terza corsia dell’autostrada verso Sud, le costringe a deviare il loro progetto invasivo distruttore di memorie e luoghi.
Non solo l’autostrada dovrà passare sotto il territorio, ma l’argilla scavata potrà essere accumulate e servire ad alimentare le attività che favoriscono la manutenzione dei boschi. Una filiera di valore rinasce e si consolida: Olmi, Querce, Aceri, Lecci, Pini bianche, Castagni selvatici iniziano una nuova vita e parlano al sottobosco in fiore della luce del sole che penetrerà sempre nel bosco. Molte altre generazioni useranno l’argilla e goderanno dei frutti del sottobosco, faranno prevenzione e manutenzione.
Dopo la prestigiosa costruzione della fornace Soleri a Vietri, la vecchia fornace di Rufoli chiede un vestito nuovo all’arch. d. Chipperfield e nonostante l’età, la fornace parla come una sposa bambina che vuole sposare le altre città che come Rufoli frazione periferica di Salerno insegna a Salerno cosa significa area vasta cioè insieme di luoghi a polifonia profonda dove la parole è musica e densità di senso per nuove relazioni urbane.

Conclusioni ed aperture
Finanza di area vasta, urbanistica ed architettura hanno bisogno di una rilettura critica sui temi della definizione di città che appare sempre più come una infrastruttura complessa, aperta ed incompleta che ha difficoltà ad essere definita nei confini tradizionali della finanza di progetto, nelle regole degli standard urbanistici fisici, e nelle architettura senza anima. Le ricerche sul tema delle aree interne e sul concetto di altra città aprono scenari metodologici innovativi utilizzando schemi di sussidiarietà a scala variabile così come previsto dalla costituzione . Emerge , così, una critica alla modernità che potrà consentire di definire una nuova urbanità poggiata sull’economia civile a pluralità profonda (anche in termini di sostenibilità profonda) riconoscendo la torre di Babele delle mappe territoriali da sviluppare come opportunità di ricerca rispetto al pericolo del ghetto culturale della pianificazione strategica per Brands usurai ed usurati.
Gli attraverMenti proposti nel libro si ricongiungono a molti altri (vedi l’ultima antologia breve di Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi) e la massa critica di nuovi comportamenti inizia ad essere una soggettività politica che va oltre la visione del rammendo tra periferia e città, il margine e la visione di aree interne reclamano un vocabolario più adeguato per territori non più percepiti come muti o vuoti.

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