Scritti lunghissimi

per uomini attenti

Cairano 3 novembre , incontro : Dal concetto di città bastevole a quello ponte della città bastevole e del rispetto.
Passaggio teorico per una nuova visione dell’umanesimo rigenerato : la fabrica del vino arcobaleno come comunità aperta e terza certosa ibridante ed errante .

Di Pasquale Persico

La città bastevole come critica costruttiva al dispositivo concettuale della decrescita è una elaborazione teorica ed applicata di Amedeo Trezza che da molti anni segue il percorso di elaborazione dei temi della Città del Parco (piano strategico di Pasquale Persico e Jole Giarletta), che nonostante il naufragio della governance interistituzionale ed intergenerazionale dei parchi rimane un punto di elaborazione teorico che ha portato a concepire la necessità di moltiplicare i laboratori membrana della città del quarto paesaggio.
Il concetto di quarto paesaggio viene elaborato come applicazione condivisa dai comuni del Vallo di Diano che attraverso la Comunità Montana prefigurano la possibilità di tener conto dei contributi di J. Clement sul terzo paesaggio (vidi il libro Il giardiniere Planetario)ma riconoscono che il proprio territorio, delle aree interne, per la elevata presenza di biodiversità (residuale sul piano del Pil misurato in termini di crescita economica) deve essere vissuto come Altra città, questa esprime funzionalità ecologica elevata rispetto alle città delle aree urbanizzate e ha diritto ad essere riconosciuta come città del quarto paesaggio già esistente e non paesaggio di evoluzione dal terzo, quest’ultimo ha la sua ragione d’essere riconosciuto ma non può rimanere chiuso nella visione della sola economia circolare. La comunità montana vallo di Diano rende istituzionale questa scelta ed intitola il proprio piano strategico “La città del quarto Paesaggio” e rende esplicito che il suo percorso relativo al progetto Aree Interne rimene dentro questa scelta strategica, di sentirsi Altra città concorrente.
Ma torniamo alla parola rispetto aggiunta alla parola bastevole.
Essa ci serve da ponte per tornare a Francesco d’assisi ed al Francesco di Oggi e proporre la connessione con il concetto di Uomo generico di Marx e Deleuze cioè l’uomo capace di rigenerare umanesimo contemporaneo producendo standard immateriali e materiali di nuova urbanità (quinta urbanità).
Ecco una sintesi ricognitivaPrima: classica, città-stato greche e poi modello di urbs romana
Seconda: modello di civitas medioevale dell’Italia dei comuni, incastellamento (dal X al XIII secolo)
Terza: urbanità densa industriale moderna (XVIII e XIX secolo)
Quarte urbanità: diffuse post-industriali, terzo paesaggio, non luoghi, periferie, risposte adattive come le smart cityes, ecc… (XX e XXI secolo)
Per evitare la deriva di post-post-post urbanità che si susseguono e si generano l’una dalle ceneri dei tentativi di affermazione delle altre in movimento di continuità logica è necessario operare una dematerializzazione del concetto di urbanità e quindi…..
Quinta urbanità: nuovo salto di discontinuità – nuovo cambio di paradigma, generazione di senso da un evento di apprendimento di tipo 2-3 che genera:nuovo immaginario emotivo profondo (che genera) nuova visione del reale (che a sua volta genera) nuova visione del potenziale (che a sua volta genera ancora) nuova strategia di diversa crescita: l’utilizzo del potenziale senza intaccare il potenziale (oltre ladecrescita).La quinta urbanità quindi al contempo è:immateriale, ovvero luogo di produzione di idee,d’arte, di nuove visioni possibili (URBS) –accoglienza di qualità, pensiero creativo e casa delle arti e casa del filosofo
e
materiale, recupero della funzione di luogo di nuova produzione di beni primari e relazionali (RUS) – casa del pastore – casa di pitagora organica radicalconcettuale – vino errante – fiano mediterraneo – tutela RGV cultivar antiche
La quinta urbanità in quanto sia materiale che immateriale fa manutenzione del futuro e quindi supera, sana e ricompone la dicotomia urbano e rurale: HIC DOMUS RUS ET URBS
Dopo questa presentazione sintetica veniamo nuovamente alla parola rispetto.
Nunzio Galatino su Il Sole24ore propone la parola rispetto come l’accorgesi degli altri e dell’altro capovolgendo il concetto che dall’amore scaturisca il rispetto e proponendo il concetto che il rispetto è, in fondo, un prendersi cura , in maniera viva e profonda, dell’altro e delle altre cose che ci circondano a partire dalla natura in cui viviamo. Approfondire il significato della parola rispetto apre lo scenari di azione da intraprendere e modifica gli ormai obsoleti dispositivi (Agamben ) disponibili. C’è il bisogno di dover prendere del tempo per accorgersi degli altri e dell’altro come vuoto non percepito, come potenziale generativo di idee ed azioni. Per M. Bakunin “io sono un uomo libero solo in quanto riconosco l’umanità di tutti gli uomini che mi circondano. Rispettando la loro Umanità rispetto la mia “.
Emerge allora la necessità di scoprire l’umanesimo di riferimento per la giusta ripartenza sui temi dell’economia e della città desiderata o auspicata.
Conviene allora partire dal Primo Francesco , quello che abbandona il dispositivo o i dispositivi di riferimento e ripropone il concetto di creatività connesso al rispetto degli altri e dell’Altro con la natura ed il cosmo come riferimento di orientamento.
Ci aiuta in questo percorso lo scrittore Alessandro D’avenia che su Corriere della sera scrive del buio visto da S. Francesco : La notte di S. Francesco e l’alba portò insieme alla luce i versi del Cantico. Poesia ,spesso, è dire bene le cose e Francesco le Bene-dice tutte, ritrovando la compagnia del tutto. Per Francesco riconoscere le cose create è un dono: da fratello sole (il sole invincibile di Albert Camus ) a sorella terra passando per luna, stelle, vento e cose della natura, tutte consanguinee.
Le attività di tutti questi protagonisti rivisitano il concetto del creare che diventa azione continua interattiva dove l’odio viene accantonato per riconoscere il nuovo creato. Questa apertura culturale rompe i dispositivi disponibili del nostro quotidiano e ci costringe ad avere il coraggio e la disponibilità a fare la propria parte nel riconoscere il potenziale creativo-accrescitivo. Ecco la nuova visione concorrente a non accettare tutto della visione della decrescita riconoscendo nelle ferite del mondo la feritoia per lodare e quindi far crescere, perché lodare significa riconoscere e lottare per conoscere qualcosa che prima non conoscevo e aprire la strada per l’innovazione concettuale (la fabbrica di Deleuze).
Dare del tu alle cose significa riposizionare il loro valore che non sempre è solo riuso. Rileggere il cantico in questa interpretazione significa aprire la possibilità di guarire dalla Negligenza unilaterale spazio tempo che come malattia della mente nasconde i colori delle opportunità del confronto tra discipline e saperi, siano essi pratiche accumulate o scienza nuova.
Allora Fabricare è non solo crescita e creatività ma uscita dalla cecità leggendo il buio che ci circonda fino a produrre fatti (Laboratori della città del quarto paesaggio) legati al vivere come nuovo paradigma da trovare attraverso un’irripetibile avventura della ricerca.
Fabrica del vino arcobaleno ed umanesimo rigenerato : il Bruno Contemporaneo.
Mauro Cerutti e Edgard Morin ci vengo incontro per la definizione dei temi in campo, essi suggeriscono di tentare una rigenerazione dell’umanesimo. Tornare alla storia ed ai dispositivi che lo hanno definito per far nascere nuovamente la madre dell’umanesimo contemporaneo, cioè far nascere delle nuove domande su cosa è l’umano. Un buco nero che la folla dei dispositivi disponibili e dominanti finisce per diventare un ostacolo percettivo del percorso da fare.
L’umanesimo ha bisogno di una nuova conoscenza che sappia riconoscere la complessità in cui l’uomo cerca il suo essere ( Parmenide). L’uomo è contemporaneamente individuo, parte della specie umana, parte della società e parte dello spazio ambientale e cosmico. La mondializzazione delle informazioni ha messo a nudo tutto ciò ed oggi tutta l’umanità è interdipendente e tutti apparteniamo ad una comunità aperta di destino, ed in questa visione anche i nostri comportamenti sono importanti e non bastevoli a cambiare direzioni di senso. La concezione contemporanea del dominio della tecnica e dell’economia deve trovare nuovi paradigmi di uscita, identità e sviluppo come paradigma di partenza può essere una trappola se non si evolve in identità e diversità e città creativa, dove la parola città è lontana dalla visione tradizionale e riappare come infrastruttura incompleta ed aperta che mostra tutta la sua temporanei funzionale(Pasquale Persico La città infrastruttura complessa incompleta ed aperta , lezione Inarch roma2016).

L’abitante del pianeta ha il dovere di concepire l’umanesimo come complessità straordinaria dell’essere , che appare disintegrata dalle visioni unilaterali (lineari) a vantaggio di visioni più aperte che al razionale affiancano l’affettività e l’immaginario. Ecco rigenerare l’umano significa riconoscere questa complessità e questa interdipendenza, e ricomporre le conoscenze dell’umano a quelle della vita sulla terra e sull’universo. Il cervello cognitivo deve lavorare accanto a quello adattivo e proporre una metamorfosi del ragionamento. L’umiltà della ricerca deve prendere campo e saper leggere nel buio della mondializzazione dei destini e trovare i laboratori della luce per illuminare i pericoli mortali connessi alle attività umane ed ai progetti della Natura e del Cosmo. Metamorfosi significa consapevolezza delle necessità, e esercitarsi a partire dalle comunità aperte è la strada obbligata per intonare il ritornello dell’umanesimo divenuto planetario.
Ecco allora che riconoscersi a Cairano significa incrociare i temi dei laboratori membrana che stanno nascendo in più parti del mondo, vedi anche la triade dei premi nobel per l’economia 2019, ed affrontare dall’apparente margine( aree interne e periferie) i temi dell’apparente centro ( le global cities) per riconoscersi nella comunità aperta di destino in campo per prefigurare eventi di umanità rigenerata.
Il racconto apparso sul Blog Fabricadelvino.org appare oggi come esperimento che va incontro al processo progetto Arcipelago Italia che propone una rinascita della soggettività politica dei piccoli comuni.
Angelo Verderosa architetto , il sindaco di Cairano Luigi Deangelis e tanti altri protagonisti da tempo sperimentano i temi del riuso per dare vitalità ai vuoti dell’appenino meridionale . Essi portano i loro bagagli di conoscenze e sperimentano connessioni . In questo senso l’intero loro lavoro appartiene al temi dei laboratori membrana cioè al tentativo di muovere aspettative ibridando quelle dei residenti con quelle dei residenti equivalenti, a volte turisti in cerca di valori esperienziali. Immaginare nuovi musei dell’anima, laboratori teatrali vivi, ispirarsi a j. Cage e godere dell’ospitalità connessa al suono dell’organo al vento, sono sperimentazioni importanti , ma spesso occorre accelerare i processi di accoglienza per moltiplicare la presenza di residenti equivalenti, fino a trovare attività capaci di moltiplicare le stanzialità nomadi contemporanee collegate ai nuovi attraversaMenti di persone e merci. Il Bruno contemporaneo, Bruno D>econciliis, nel riconoscere Cairano come possibile territorio di vantaggio tecne e tecnologico per una nuova intrapresa, apre un laboratorio che possiamo chiamare terza certosa nomade e d’amore che rivoluziona i dispositivi della certosa di Bruno ,il santo certosino di Serra S. Bruno, verticale ed in parte chiusa , per navigare nello spazio aperto dell’umanesimo necessario. La fabrica del vino arcobaleno mostra così tutto il potenziale connesso al laboratorio membrana in campo e moltiplica le propensioni di questo nel comporre le nuove valenze dell’arcipelago dei piccoli comuni, contribuendo a riposizionare la soggettività istituzionale e politica della visione arcipelago.
La terza certosa errante come Certosa D’amore Orizzontale , comunità aperta componente del laboratorio membrana di Cairano.
L’introduzione al libro opera di Ugo Marano , La Certosa Esplosa segnala l’idea che la Certosa di Padula come dispositivo riconosciuto per parlare di sviluppo del parco nazionale del Cilento aveva esaurito il suo ruolo, Per l’artista occorreva una nuova ricerca di critica ai dispositivi di riferimento tradizionali. Il titolo della ricerca era diventato già la definizione del contenuto: la certosa doveva esplodere e frammentarsi.
L ‘ “ Idea” si mostra in mille frammenti che ricomposti nella’area vasta del Parco e delle aree contigue, nel libro, diventano un trattato di ecologia dell’arte come tecnologia e tecne per costruire città.
La crisi in cui si trovano i rapporti tra l’ uomo e l’ambiente poteva essere compresa e bisognava approfittare del percorso di ricerca realizzato dall’artista.
Frammenti di città, la Certosa di Padula, ricadono in un territorio vastissimo, patrimonio mondiale dell’umanità per più aspetti, biodiversità, cultura, geoparco e dieta mediterranea; questi frammenti vendono riconosciuti e letti insieme ai vuoti esistenti; nasce un lemmario del potenziale, insieme ai luoghi cospicui del Parco, e il territorio diventa ancora più grande, città aperta ed infinita.
L’artista non ricompone i pezzi, la vecchia identità è solo uno sfondo , ma lascia esprimere la natura negli intervalli.
Il risultato è enorme, si moltiplicano gli itinerari, appaiono mille progetti per il futuro e mille progetti da vivere; l’uomo non ha più paura , la natura matrigna diventa madre, sorella e sposa.
Quando l’artista decise di accompagnare l’economista per diventare ombra e luce del progetto d’utopia, egli volle entrare con tutta la sua generosità nel progetto nuovo. Donò la sua creatività a se stesso come occasione da prendere e questa creatività espressa è oggi bene pubblico puro.
Come per la luce del sole, tutti possono attingere al bene creato senza togliere spazio o soddisfazione agli altri. La ricerca è spazio libero, vedi ultima biennale di Architettura.
In questo senso la progettualità raccolta, come frammenti astratti nel libro opera , è stata già posseduta per diventare progetto vivo ed in cammino.
La Valle delle Orchidee, L’orchidea Nera, La Casa del Filosofo, La Casa del Saggio, La Fontana quando Piove, La Casa del Miliardario Triste, La Casa del Pastore, La Piazza dei Flauti, etc… danno identità nuova a luoghi precisi, questi sono, perciò, diventati ambienti urbani contemporanei della Città del Parco.
Il potenziale di un territorio può essere così pienamente percepito attraverso laboratori membrana di decodifica e l’artista abbandonando ogni intendo estetico rivoluziona ancora una volta l’arte contemporanea; la rende protagonista di percorsi inusitati, generatori di nuovi paradigmi di sviluppo(Pasquale Persico 24 febbraio 2004 introduzione a Certosa Esplosa).
La metafora connessa alla introduzione è anche il racconto di una certosa errante che ha moltiplicato gli attraversamenti e le stanzialità di apprendimento, facendo della residenza temporanea la metodologia di incontro per trasportare nel contemporaneo le aspettative ibridate. Non a caso la Città del Parco fu l’approdo strategico del piano di sviluppo.
La metodologia della certosa errante implica che nuovi protagonisti affiancano il conduttore per realizzare l’intrapresa e questa ha caratteristiche diverse dai tradizionali approcci di fermentazione delle aspettative. Il fare è già nuovo apprendimento e la co-economia di supporto è lontana dal tema della sostenibilità finanziaria che spesso è coadiuvante ma non strettamente necessaria, perché si cerca di uscire dalla dipendenza dagli schemi di governance verticali per far ricorso a metodologia a forte sussidiarietà dal basso. La terza certosa errante collegata al progetto di eutopia L’Ateneo dei Vini erranti , rettore Bruno Deconciliis, ha pertanto bisogno di un racconto esplicito in termini di co-economia collegato a quello di visione presente sul blog fabricadelvino.org .

Co-economia ed Intrapresa: La Fabrica del vino arcobaleno
Sul blog fabricadelvino.org il racconto che prefigura il processo di intrapresa è diventato eutopia sperimentale realizzata ed in cammino verso nuove economie di scala, di scopo e di diversità. Il contributo di idee ed il racconto dell’intrapresa è anche il documento di confronto e di incontro per i viaggiatori del 3 novembre che transiteranno per Cairano ma anche per i viaggiatori di internet che hanno appreso la notizia che a Cairano i pesci non abboccano.

Fin dal primo annuncio dell’intraprese da perseguire con il processo di valorizzazione del vuoto delle cantine ipogee è stato percepita la necessità che il processo superasse l’approccio verticale del produrre valore economico.
Oggi appare evidente che si voleva far emergere altre priorità e queste dovevano farsi largo dentro alla grande babele della retorica delle aree interne e dei temi dell’economia circolare, per far emergere il tema del come produrre, accanto al valore economico, valore ambientale e valore sociale , per aprire nuove strade di ibridazione nel dibattito sullo sviluppo.
Non si tratta di mettere in discussione i principi dell’economia circolare che in ogni caso ha le sue tematiche innovative, ma si vuole provare a dare a questa intrapresa una qualità della sussidiarietà nel produrre economia fondamentale ( vedi Economia Fondamentale ed Einaudi) che rendesse evidente che tutto è poggiato su un processo che opera nello spazio ambizioso della creatività e del rispetto (vedi Paragrafi precedenti).
E’ vero che molte imprese profit stanno facendo attenzione a questi temi, ma in questo caso la sfida intrapresa avviene in un luogo che appartiene ad un’area vasta (le aree interne) marginalizzata dai processi di globalizzazione e concentrazione dei servizi fondamentali, anche in considerazioni della decadenza istituzionali connesse alla perdita di capacità generative degli enti locali.
La crisi fiscale dello stato in generale e dello stato italiano in particolare con il suo debito pubblico crescente ha prodotto uno spiazzamento forte della capacità di generare sia investimenti pubblici che privati e l’attenzione ai temi dell’economia fondamentale è venuta meno, e specie alle arre interne, la fornitura efficace dei servizi del quotidiano, scuola, sanità,mobilità, ed accesso ad alcuni beni immateriali mini di socialità e svago, è interrotta in termini di evoluzione.
La politica economica per l’altra città (le aree interne nel linguaggio comune) tardano a diventare massa critica del cambiamento ed il welfare inclusivo ha bisogno di altre rivoluzioni per segnalare la drammaticità delle situazioni.
L’inclusione della soggettività politica degli abitanti delle aree interne nei processi di creazione di valore sociale, ambientale ed economico è un processo ancora non emerso ed è il problema dei problemi, vedi i ritardi in termini di politica economica per la Città e l’Altra città
La costruzione del welfare di popolazione insediata o ospitata in ambiti differenziati dalla storia e dalle geomorfologie dei territori ed il ruolo marginale , in questi ambiti del terzo settore, è ancora in partenza e tenere unite le comunità locali in un processo di formazione di nuove comunità aperte è una scommessa difficile da vincere.
L’intrapresa, fabrica del vino arcobaleno, esplora tale possibilità e propone una co-evoluzione delle comunità in campo, interna all’area ed esterna alla stessa; questa co-evoluzione deve avere caratteri nuovi e basarsi sulla creazione di nuovi dispositivi capaci di tenere insieme ambiente ed organizzazione dello stato , e questi due temi , a loro volta, devono essere percepiti come angeli collaboranti con la società insediata che dialoga con il mercato, è questo deve essere visibile come costruzione sociale (contesto di scambio non ineguale).
Il quadrilatero ipotizzato, come vedremo, è orientato a moltiplicare i lati perché i dispositivi del processo innovativo potrebbero moltiplicarsi anche in sostituzione di quelli da abbandonare perché resi obsoleti dal processo di sperimentazione.
Le innovazioni culturali della fabbrica del vino arcobaleno tendono a rompere gli schemi ma stanno dentro al paradigma dello sviluppo umano a cui si è fatto riferimento nell’approccio a più voci (da Francesco a Camus per non parlare dei premi nobel per l’economia del 2019).
La nuova intrapresa pur agendo in uno spazio (produzione del vino) che è definito economico, si pone il problema di capire qual è l’effetto sulla società di una rivoluzione o di una rivolta che mette in discussione i canoni di standardizzazione del prodotto per aprire lo spazio a nuovi effetti esterni (economie di scopo e di diversità) e a nuove alternative di organizzazione (economie di scala e di efficacia), Ma il punto cruciale , oggi, è evidente: l’intrapresa vuole generare valore in più direzioni, e questa sperimentazione a Cairano ha già prodotto “valore di legami” ed ha l’aspettativa di generarne altri.
La generazione di legami (connessioni) riguarda soprattutto le persone ma viene sviluppata una propensione a rivisitare il tema dei valori d’uso e di scambio per moltiplicare le direzioni di senso del processo di creazione di valori, affinché i propositi commerciali tengano bene presenti gli altri propositi di natura sociale, di natura ambientali e di natura culturale. In Italia questa tendenza comincia ad emergere ma non in ambiti così marginali e rimane il sospetto che vengano privilegiati gli aspetti relative all’immagine aziendale.
Perseguire, invece, nell’area vasta di riferimento (appennino)un’azione politica e di stimolo affinché le organizzazioni profit vengano ibridate da quelle non-profit e viceversa, potrebbe contribuire ad aprire lo sguardo verso un’evoluzione probabile dell’area verso un approccio riorganizzativo del fare impresa e governance, non strettamente dipendente dal processo di mondializzazione dei comportamenti. In questo senso la intrapresa è una “rivolta culturale, ed è una strada nuova per aprire laboratori di nuova urbanità, la quinta , così definita, per dare senso ai processi innovativi che cercano di far evolvere in senso positivi i temi ostili della quarta urbanizzazione che sta mostrando tutta la sua forza urbanicita delle virtù civiche.
Nella intrapresa di cui si parla assumono particolare importanza i significati e le modalità organizzative per le qualità nuove attribuite ai nuovi beni materiali ed immateriali prodotti. Questa volta il network in sviluppo ha effetti di trascinamento di altri temi e questi emergono come qualità non previste ma contigue , che generano altri valori di legame, beni relazionali attesi e non attesi, anche se ipotizzabili, avendo dato al vino un valore aggiunto prevalente: vino come bene relazionale come nella tradizione del mondo classico laico o cristiano.
La rigenerazione degli spazi di produzione produce un nuovo lemmario sull’uso delle cantine e non tutte produrranno vino ( vedi l’ipotesi di produrre vasi d’argilla come fabrica dei pensieri (Deleuze) che diventano montagna di idee). In questa direzione anche le cantine sfuggono al tradizionale trade-off più cantine più vino perché la nuova comunità aperta potrebbe produrre un antidesign territoriale diverso dall’imprinting scontato (residenti e residenti equivalenti più turisti esperienziali potrebbero concepire una nuova rotta). Far emergere nuovi bisogni è infatti una modalità di exit dall’approccio adattivo dei comportamenti oggi incapsulati dentro a meri meccanismi redistributivi di un welfare predefinito e decrescente. Le premesse sulla necessita di rigenerare l’umanesimo vanno in questa direzione, specie se emerge la consapevolezza della’appartenenza ad un destino di comunità chiusa, che aspira ad uno sviluppo umano integrale ed aperto a più direzioni.
Il tema delle Vasai che producono pensieri liberi , come fabrica delle idee di Deleuze, ribadisce che il capitale umano sospeso in queste aree è al femminile . In queste aree la scelta tra famiglia e lavoro è ancora sospesa e più difficile : la contiguità tra la cantina del vino e la cantina del tempo liberato dedicato ai vasi grida per un cambio di aspettative. Non a caso il progetto processo vino arcobaleno non si sottrae all’approccio delle adiacenze per generare innovazione sociale, per un capitale umano di donne in disparte.
D. Acimogh e J. Robinson nel loro saggio sulla povertà “Perché le nazioni falliscono” distinguono tra istituzioni e organizzazioni estrattive ed istituzioni ed organizzazioni inclusive. Ebbene la Fabrica del vino Arcobaleno (accanto al progetto di Franco Dragone e degli Altri) ambisce a svilupparsi come organizzazione inclusiva e collaborante capace di rammendo tra aree disperse (vedi l’uva arrivata da altre regioni come dono collaborativo) facendo emergere la necessità di allontanare le organizzazioni estrattive che abbassano il potenziale di biodiversità dell’area vasta per vivere di rendita posizionale.
Il dopo terremoto è anche una storia di nascita di organizzazioni estrattive nate e ripartite quando la rendita parassitaria non aveva più linfe di sfruttamento. La loro presenza ha finito per mortificare o spiazzare le organizzazioni inclusive (generatrici di lavoro) affiancando i fenomeni di svuotamento degli spazi.
I vuoti invitano a nuove ospitalità e il progetto Arcipelago è un potenziale laboratorio membrana per attrarre organizzazioni non estrattive per aumentare la probabilità di accoglienza di nuove organizzazioni inclusive (di lavoro). L’organo che suona con il vento ribadisce il messaggio d’accoglienza. Mentre la fabbrica del vino arcobaleno arriva come certosa errante ed ibridante che con la sua flotta di conversi potenziali coltiva campi per nuove imprese dove tre C maiuscole (Condivisione, Cooperazione, e Collaborazione ) collaborano con una quarta C più umile ma creativa ed innovativa, creatività relazionale e intraprese abbracceranno altri campi e quelli del vino sono soli quelli della prima accoglienza; già un progetto di campus si affaccia come Città della Gambe (vedi convenzione con Unisa come altro progetto generativo). Ma intanto la certosa è già in campo.

Terza certosa di rispetto e d’amore
La fabrica del vino Arcobaleno
Priore Bruno Deconciliis rettore dell’ateneo dei vini erranti
Pasquale Persico economista del buio
Prima Sabrina certosina dell’entusiasmo e del Lavoro
Seconda Sabrina certosina del furore per il nuovo
Piero Certosino esploratore
Pasquale certosino della manutenzione e del manierismo contemporaneo
Erminia Certosina universale
Rosario il Certosino Brontolo generoso
Daniele Demartino certosino dell’argilla magica
Sergio Scognamiglio Certosino del tempo liberato
Enzo Santoriello delle Botti inusitate.
Leone Certosino supplente
Segue elenco dei nuovi certosini e dei conversi